ART DECO’ di Elvira Rossi

ART DECO’

 

 

Non si può dire che lo stile dell’Art Decò sia sbocciato improvvisamente nel 1920 per poi finire con la depressione economica che dilagò in Europa e negli Stati Uniti nel 1929. La prima guerra mondiale è solitamente assunta come spartiacque tra l’epoca dell’Art Nouveau e quella dell’Art Decò, ma quest’ultima iniziò in realtà negli anni 1908-1912 considerati in genere un periodo di transizione continuato anche durante i quattro anni della prima guerra mondiale.

I caratteri distintivi dell’Art. Decò sono elementi desunti dal Cubismo (astrazione) dal Costruttivismo russo (distorsione), e dal Futurismo italiano (semplificazione). I motivi formali tipici di questo stile sono: mazzi di fiori, specialmente la rosa, serpentine, saette e l’alta moda, l’egittologia (nel 1922 Howard Carter scoprì la tomba di Tutankhamon). L’Oriente, l’Africa tribale e i balletti russi sono motivi di ispirazione. Il crescente impatto esercitato dalla macchina che è raffigurata attraverso la sovrapposizione di immagini.

Alla esposizione Universale di Parigi, programmata per il 1908, rinviata in parte anche per la guerra, parteciparono tutte le nazioni europee ad eccezione della Germania, paese ormai nemico e sconfitto. Anche gli USA declinarono l’invito perché impreparati. All’esposizione si ebbero sfarzosi allestimenti le cui architetture all’avanguardia dominarono l’intera manifestazione a favore del movimento Modernista. L’Art Decò progettava la funzione poi la forma. In Francia nel 1926 progettano architetti modernisti fra cui Le Corbusier. I Modernisti affermavano che la nuova era aveva bisogno di un buon disegno, accessibile a tutti, puntando sulla qualità e la produzione che si avvaleva della macchina per produrre oggetti in serie prodotti industrialmente, completati poi dall’artigianato in quanto decorati a mano. Questa nuova filosofia estetica conobbe importanti sviluppi in Germania con la scuola del Bauhaus (arte considerata degenerata e perseguita da Hitler).

Negli U.S.A., negli anni ’20, non esisteva uno stile moderno originale, perciò gli architetti americani, così come era sempre accaduto, guardarono a Parigi, considerata la capitale del disegno in cerca di ispirazione. Dopo la prima guerra mondiale, altri progettisti europei, seguirono l’esempio del Bauhaus, per esempio in Scandinavia l’Arch. Alvar Aalto, progetta mobili lineari dove gli elementi ornamentali vennero impiegati con parsimonia.

Le migliori architetture francesi di stile Art Decò furono progettate in occasione della Esposizione Internazioinale del 1925 nei padiglioni espositivi delle arti decorative, ancora visibili.  L’Art Decò si manifesta di più negli arredi di negozi, caffetterie, profumerie, negozi di calzature e grandi magazzini. I materiali sono di vario tipo e la novità è rappresentata dall’impiego di lamiera e plastica. Negli USA si assiste negli anni ’20 a una vera esplosione edilizia: ville, grattacieli (1923-1925).  Poi negli anni 1926 e seguenti si assiste al rapido sviluppo del cinema, della radio e fu subito evidente che la televisione avrebbe fatto tesoro di queste esperienze per portare il cinema direttamente nelle case.

In Europa invece, devastata dalla grande guerra, si investì nel restauro e nella ristrutturazione.

Negli anni ’20 in Gran Bretagna come altrove, il nuovo stile moderno si afferma attraverso tipologie quali garages, centrali elettriche, alberghi, teatri, cinema, sale da ballo. In Italia centri termali già noti: come Montecatini, Salso Maggiore, Castrocaro Terme esprimono in maniera del tutto originale l’Art Decò proponendo immagini di donne formose a immagine della salute e di prolificazione.  Prende piede anche la vacanza al mare ed è di moda avere una seconda casa, dalla Costa Azzurra alla Costa Adriatica! Senza dimenticare il mito delle crociere e gli sport invernali.

Gli edifici a destinazione commerciale o industriale sono più sobri; la decorazione Art Decò si concentra negli ingressi, serramenti esterni, cancelli, porte, vestiboli, gabbie degli ascensori, e valga per tutti la metropolitana di Parigi.

Una sontuosa combinazione di pietra, mattoni, ceramica, metallo, acciaio e vetro potevano trasformare una costruzione semplice in una di orgoglio civico. Negli USA la decorazione metallica si serviva di 2313 forme di fusione, che venivano scelte e poi applicate agli edifici e/o ai grattacieli, contestati dall’Arch. Frank Lloyd Wright, che sosteneva con altri, l’assoluta inutilità di situare detti edifici in aree scarsamente popolate. La città di Kansas City è stata la mecca riconosciuta dell’Art Decò. Seguono: Miami Beach e l’Avana a Cuba. I mobili di produzione parigina si avvalgono dell’opera di valenti ebanisti acquistando un alto valore sul mercato dovuto principalmente agli elementi decorativi di intarsi lignei a impiallacciatura, tradizione che mutuava già dal tardo settecento! Il legno d’ebano, con la sua superficie nera e lucente, fu il materiale prediletto di questo periodo. La varietà di ebano più diffusa era macassar, proveniente dall’Indonesia. Altri legni tropicali erano quelli di palma, il palissandro brasiliano e la calamandra dall’impiego limitato per l’estrema durezza della loro fibra. Accanto ai legni esotici si impiegarono legni tradizionali: amaranto, sicomoro, altri dalla fibra nodosa: la radica, l’acero o il frassino. Altri materiali usati sono: la lacca, l’avorio, il ferro battuto, la tartaruga, l’osso e vetro smerigliato    ( vedi specchi della prefettura di Forlì). Si producono oggetti per scrittoi, accessori per la toilette, ventagli e oggettistica di fattura raffinata e femminile che rivelano chiari influssi orientali, soprattutto negli schemi floreali.  Viene privilegiato sempre il materiale rispetto alla forma. La bellezza dell’ambiente domestico è valorizzato dall’arredamento per il benessere della persona.

Abbiamo una vasta produzione di tappeti, carte da parati e stoffe per rivestimenti spettacolari. Altri oggetti di arredamento entrano in scena quali: paraventi, cuscini, vetrate piombate e colorate, tavoli laccati e intarsiati, sedie, divani, lampade, vasi, alari. Si usano nuovi materiali quali: l’acciaio cromato e l’alluminio. Ricordo le sedie tu bolari dell’arch. Le Courbusier.

I Modernisti non si ispirano più alla disciplina neo classica, ma a una interpretazione personale della filosofia della macchina.

In Francia esponenti del Modernismo, nell’arredamento e nell’architettura, furono tanti come in altri paesi, compresa l’Italia; progettarono ville, i primi grattacieli, teatri, alberghi, campi da golf, cancelli lussuosi in ferro battuto. La scuola del Bauhaus si sviluppò in Germania e dettò legge a tutta l’Europa e oltre, nello studio di oggetti funzionali a cui si dava una forma semplice tale per cui essere riprodotti facilmente in serie.

Nel mercato americano, specie nell’arredo domestico, era preferito il metallo al legno.

Nel periodo tra le due guerre le carte da parati, le stoffe e i tappeti vennero via via assumendo maggiore importanza con colori accesi, nell’ambito di interni che andavano facendosi sempre più essenziali. L’esuberanza dell’era del Jazz e del charleston degli anni venti aveva ceduto il passo all’austerità degli anni trenta. Via via il colore perdeva di importanza, si affermava il ruolo del materiale per le stoffe, si valorizza la lavorazione e la bellezza della fibra.

Questa nuova concezione fu in parte alimentata dalla filosofia estetica del laboratorio di tessitura del Bauhaus i cui effetti si avvertirono dopo la fine della prima guerra mondiale, nella produzione di tessuti a motivi astratti. All’inizio degli anni trenta si diffusero nuove fibre sintetiche come il rayon (che si produceva anche a Forlì nello stabilimento della Società Anonima Orsi Mangelli) e l’acetato di cellulosa (finta pelle), che potevano essere tessute in vario modo; decorati a motivi e ripresi dall’Oriente, dall’Africa, dall’arte popolare, dal Cubismo. Si fanno progetti per scenografie e costumi teatrali. Gli schemi decorativi venivano distinti: in floreale o geometrico. Artisti come Matisse, Picasso e altri pittori disegnarono cartoni per la tessitura e tappeti (si pensi in Italia a Fortunato Depero). Le stoffe di rivestimento per i mobili imbottiti venivano commissionate ai tradizionali fabbricanti di arazzi. Il transatlantico Normandie, varato nel 1932, divenne famoso per il Gran-Salon centinaia di sedie imbottite e canapè erano rivestiti di tessuti oltre agli impianti di illuminazione: lampade, specchi e ferri battuti.

In Russia dopo la rivoluzione di ottobre (1917-1918) gli artisti sovietici svilupparono decorazioni personali nell’ambito delle loro tradizioni.

In Francia fu un’epoca d’oro per il ferro battuto. Le linee essenziali del nuovo stile architettonico si prestavano particolarmente a questo tipo di ornamentazione utilizzata all’esterno degli edifici: grate, inferiate, cancelli e all’interno per gabbie di ascensori, balaustre, ringhiere, accessori per il camino, per oggetti di arredamento, tra cui lampade e paraventi, ringhiere delle scale e ai cancelli di entrata per abitazioni private, alberghi e nei transatlantici.

Abbiamo una produzione in vetro di suppellettili domestici con decori a fiori e figure femminili avvolte in ampi drappeggi, motivi geometrici o astratti.

Nel 1906 i vetri e lampade di Lalique sono le più famose, vi predominano i decori con fiori e frutti, tutto ciò attirò l’attenzione del profumiere Francois Koty che gli commissionò etichette e flaconi per le sue varie linee di profumi e saponi. I vetri sono caratterizzati da una insolita decorazione ad alto rilievo, secondo la tecnica della soffiatura in stampo, o mediante stampo.

Il repertorio decorativo era vario: animali, fiori, figure umane e mitologiche, schemi geometrici astratti. Le parti in rilievo erano poste in risalto tramite la stesura di smalto colorato. Un altro importante progettista del vetro è Sabino, la sua produzione comprendeva decorazioni architettoniche, lampade a stelo, preferiva quasi sempre il vetro opaline azzurro, e da tavolo, candelieri, vasi appliques da muro, fontane, statuine. I progettistri del vetro erano anche proprietari di manifatture; in proposito si ricorda Venini.

L’influsso del Bauhaus fu avvertito fortemente negli USA soprattutto a causa del fatto che molti architetti e disegnatori tedeschi di prestigio, in patria contestati, emigrarono in America per sfuggire alle persecuzioni naziste nel periodo fra le due guerre.

Per i disegnatori americani il vetro divenne un simbolo di modernità; mobili bar in specchio e cristallo, pannellature in vetro smerigliato, e sedie in vetro divennero accessori modernisti di gran moda. In campo architettonico vi è l’uso del vetro retinato che fu usato per le parete divisorie interne; come anche sottili mattoni squadrati in vetro, che divennero parte di pareti al fine di diffondere la luce naturale negli ambienti chiusi. La produzione ceramica per gli anni che vanno dal 1919 al 1939 si può suddividere in tre categorie:

  • Creazioni degli artisti ceramisti;
  • Riutilizzo delle manifatture che producevano fin dal 1700 la porcellana, reimpigandole nella produzione delle ceramiche;
  • Infine, a seguito dello sviluppo tecnologico che si afferma fin dall’inizio secolo, si assiste alla produzione industriale in serie degli oggetti in ceramica, ottenendo un nuovo rapporto fra arte e industria, ancora sconosciuto fino ad allora.

Il risultato fu che tutti dai ricchi ai poveri potevano permettersi l’acquisto di questi oggetti.

La bellezza è fruibile da tutti e a costi accessibili

Dall’altro lato l’emergere di una consistente e prospera classe borghese aveva incoraggiato la produzione di un gran numero di oggetti scadenti e a poco prezzo.

 

Per contrastare questa tendenza l’artigiano è un artista che realizza opere di pregio.

Negli anni venti i piu importanti grandi Magazzini Parigini: Lafaiette    ( a Londra Harrods) misero in commercio una vasta gamma di ceramiche per uso domestico, progettate nei loro stessi laboratori. Vari artisti si cimentarono in produzione ceramica a volte con influenze egizie, orientali, fiori e statuine.

In Italia la fabbrica Richard Ginori di Doccia, l’architetto Giò Ponti disegnò una gamma tradizionale di forme semplici, limpide e delicate dai decori molto ricercati, accanto a oggetti moderni, con scene sportive grottesche o a motivi geometrici. La produzione della ceramica fu vasta in ogni paese europeo e anche la loro diffusione sul territorio fu agevolata dai mezzi di trasporto su rotaia e su strada.

A volte la scultura viene impreziosita da materiali come avorio, pietre dure, madreperla, il cristallo di rocca e il lapislazzulo. Centri di produzione furono Parigi, Berlino e l’Italia; alla fine dell’800 il governo belga si fece promotore della diffusione dell’avorio importato dalla sua colonia african (Congo).

Quasi tutti i modernisti fecero ricorso a forme astratte richiamandosi al cubismo.

Il vertice della pittura Decò si identifica con l’opera della pittrice Tamara Lempicka (vedi al San Domenico, Forlì), dallo stile personale, in cui predominano forme angolose e a colori vivaci.

Altri pittori che calcano la scena in questa epoca sono Modigliani e Brancusi. In questo periodo assistiamo ad una vasta produzione di arte grafica: manifesti, locandine, pubblicità di articoli sportivi e di cibo.

In Germania e in Italia i manifesti divennero uno strumento della propaganda fascista. In Francia a Parigi erano noti i manifesti per gli spettacoli di Josephine Baker che canta e balla nei grandi teatri alla moda francesi.

Negli anni venti nuove e più sofisticate tecniche di produzione crearono un surplus di articoli commerciali reclamizzati dai manifesti; l’offerta eccedeva la domanda e la grafica pubblicitaria divenne un elemento essenziale per persuadere il consumatore ad acquistare un particolare prodotto. I cartellonisti dell’epoca Art Decò trassero spunto da molti dei movimenti dell’avanguardia pittorica dei primi anni del secolo: il cubismo fornì il principio della frammentazione delle forme e il futurismo quello dell’astrazione, sovrapponendo forme e colori, stimolò un interesse per la velocità e la forza, esaltate poi dall’avvento delle automobili!

Dal costruttivismo russo scaturì la purezza della linea, della forma e del colore; la moda è strettamente legata all’uso dei gioielli e materiali semi preziosi. A Paul Poiret, più che a ogni altro stilista, va il merito di avere rivoluzionato la moda femminile, liberandone la figura dai busti soffocanti e dai corsetti di stecche di balena dell’era vittoriana e della Bella Epoque (1890).

Le vesti tubolari e prive di ogni ornamento superfluo rappresentano la novità della nuova moda.

Nel 1925 le gonne si accorciarono, arrivando appena sotto il ginocchio, per ridiscendere a metà polpaccio nel 1929.

La linea degli abiti diventa più allungata e appiattita, non segna in alcun modo le curve e richiede gioielli semplici e discreti.

Negli anni venti detti “ruggenti”, una collana lunghissima e un corto abito a tunica erano di rigore per ballare il Charleston e Foxtrot . Nelle case si diffonde sempre più il grammofono e la radio e con essa le notizie. Con lo scoppio della guerra le donne entrarono a far parte della forza lavoro e talune attività come i turni alla catena di montaggio nelle fabbriche di armamenti esigettero un abbigliamento più pratico. Anche i capelli si accorciarono, dando il via alla moda degli orecchini pendenti che nel 1929 erano ormai arrivati a sfiorare le spalle; il cappello a cloche, lanciato nell’inverno del 1923, è un altro simbolo del periodo Cocò Chanel .

Si diffonde l’uso degli orologi da polso (il Rolex svizzero è del 1929), da taschino, fra il 1925 e il 1930.

Si smisero guanti e manicotti per esibire bracciali e anelli messi in lista con il diffondersi dell’uso del ventaglio. Lo stile egizio influenzò il campo dell’oreficeria, eseguita con precisione e con materiali preziosi e non.

La maggiore e più prestigiosa manifattura di argenti degli USA fu il Tiffany e Co.

In seguito alla crisi economica del 1929 il mercato dell’argento subì una brusca flessione, aprendo la strada a una serie di prodotti di imitazione silver, metallo cromato o nichelato.

Noto per i preziosi a Parigi è Cartier.  Va in uso la bigiotteria specie di bachelite dai costi contenuti di Cocò Chanel e di Tiffany.

Una vasta rassegna dell’Art Decò è esposta temporaneamente al Museo Civico del San Domenico, in Forlì, dove sono esposte sale di oggetti e accessori che visualizzano anche il periodo storico di Gabriele D’Annunzio (un arte da godersi in piacevolezza).

 

 

Arch. Elvira Rossi

 

 

 

 

 

Per la redazione di queste note mi sono avvalsa anche delle informazioni contenute nel libro Art Decò- Alastair Duncan – Rusconi

 

Il giorno 3 del mese di marzo 2017 questa relazione è stata presentata alla Banca del Tempo di Forlì

Print Friendly

Comments are closed.